La mantide di Cogliate

Autore: 
Nemesis

Caro Presidente… non s’illuda!
Il “caro” è ironico, e anche chiamarla Presidente è una forma di scherno vista l’incapacità, l’approssimazione e la malizia con cui presiede, o meglio presidia, il glorioso Genoa.
Dica la verità: comprerebbe un’auto-usata da se stesso?
Ma certo che no, l’acquirente saprebbe bene che il venditore gli ha manomesso il contachilometri.
La situazione è curiosa: il Grifone è ultimo ma lei è primo nella classifica delle plusvalenze.

Dice… “è per autofinanziarsi e restare a galla, con tutto quello che ho speso per il Genoa”!
Sì,  ma allora come si spiega il debito mostruoso in cui annaspiamo, se poi ci assegnano il Nobel dei guadagni?
Ce lo spieghi, riveli i misteri di questa insolita partita doppia dove le entrate non entrano e le uscite escono per davvero.
Ho trovato tracce delle sue azioni nei libri di storia antica, dal dispotico Nerone allo stravagante Caligola, quello del cavallo nominato senatore, che un po’ ci stupisce ma che è niente rispetto a un asino alla guida del club più antico d’Italia.
Sono invece i libri di scienze a definire con maggior precisione il suo coito non interruptus con il Genoa, che somiglia drammaticamente a quello della mantide religiosa:
…“caratterizzato da cannibalismo post-nuziale in cui la femmina, dopo o anche durante l'atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell'accoppiamento”.
Se la mantide lo fa per acquisire proteine utili alla produzione delle uova, lei invece arraffa le plusvalenze necessarie all’equilibrio di bilanci che poi si diradano nelle nebbie di Cogliate.
Ed è proprio per questo che il Genoa, ogni giorno un po’, muore!
E’ vero, a un certo punto della storia lei non ha più mascherato la sua indole da piazzista, e l’ha addirittura ufficializzata nella relazione di bilancio, chiarendo “urbi et orbi” (soprattutto agli orbi) che l’obiettivo della società Genoa è uno solo: valorizzare i calciatori per poterli vendere. Praticamente è l’annuncio del saccheggio e la condanna alla mediocrità.
Ed ecco allora che il suo coming-out diventa un’aggravante per i terrapiattisti che da anni sbeffeggiano i Gir e i pochi audaci che presagivano il tonfo.
Non sarà elegante rinfacciare, ma come è stato possibile fingere di non vedere la frana che incombeva, ignorare il “mandàla” ogni anno disfatto e impoverito dalle sue acrobazie di mercato, e infine drogare questo crepuscolo con la morfina del “però ci tiene in serie A”?
A che serve oggi questo privilegio se la società è allo sfascio e la squadra supera la metà campo quattro volte in una partita?
Le è stato perdonato tutto, acclamato e definito il migliore del dopoguerra ma, come saprà, passare dalle ovazioni di Piazza Venezia al dramma di Piazzale Loreto… è un lampo.
E infatti oggi il consenso sta scemando, ma è troppo tardi: non le basteranno gli umilianti “inchini” per ingraziarsi i potenti, e non s’illuda di essere meglio di Schettino: l’unica differenza è che nessuno le dirà mai “salga a bordo, cazzo”, perché lei non è mai sceso,  e anzi da lì non si riesce a schiodarlo.
Lei è il giardiniere che pota i rami buoni e lascia quelli secchi.
E’ l’idraulico che inverte l’acqua calda con la fredda, è il postino che suona sempre due volte ma alle porte sbagliate, è lo chef che mette il grana sulle vongole, ed è il manager che dà un milione di stipendio a un certo Tozser. Lei non ne fa una giusta, e se la fa è per caso.
Per troppi anni ha avuto carta bianca e l’ha imbrattata con gli schizzi di fandonie seriali; vende i gioielli di casa non al miglior offerente, ma all’acquirente più “congeniale”; confeziona progetti per le allodole e promesse per le oche giulive riuscendo a intascare il record di abbonamenti ma, alla fine, la catena alimentare dei centravanti comincia da Milito e finisce con il tridente Pinamonti Favilli Sanabria.
Gli acquisti pregiati giocano nella Dinamo Riattiva, le scommesse perdute svaniscono nel triangolo delle Permute, altri inspiegabilmente esclusi hanno il posto numerato in panchina, ma nel frattempo assistiamo impotenti alle prestazioni di un altro Genoa, quello formato da chi è andato via, e che ogni domenica ci umilia e ci rammenta quel che poteva essere e non è stato.
Si potrebbe inventare un gioco simile a quello della Carrà con i fagioli: quante operazioni di mercato ha fatto il Presidente Preziosi da quando possiede il Genoa?
Chissà, forse 302, o 415, o magari 638, ma la verità è che non lo sa nessuno, nemmeno lei.
Qualcuno, a spanne, ne ha calcolate più di 2000 e, come dice il salumiere… “che faccio, lascio?”
Si potrebbe anche organizzare un grande raduno di ex giocatori genoani, così come li fanno gli Alpini e i Bersaglieri, con partecipazioni da tutto il mondo.
Per l’occasione atterrerà l’aereo di Ojier e forse parteciperà anche Leo Messi che in rossoblu non c’è mai stato, ma per un pelo, e comunque sarebbe durato un mese e mezzo.
Temo però che a breve sarà necessario formare il Comitato Vittime di Preziosi, perché l’aria che tira annuncia burrasca. Non si escludono adesioni da Como e da Saronno e chissà, forse anche da Lugano.
Con lei abbiamo passato anni in cui si tremava a ogni telegiornale temendo l’annuncio di un nuovo guaio per il Genoa, ma oggi nessuno fa più caso alla notizia di una rata non pagata per Lerager perché, dopo la truffa della licenza Uefa mancata, nessun misfatto ci può sorprendere.
Vagabondiamo in una nebbia rarefatta, una foschia caliginosa che avvilisce, il sentore di un sottobosco inquietante in cui nessuno, nemmeno le Fiamme Gialle, è in grado di addentrarsi.
Ora però, caro Presidente, è giunto il momento di spiegare quale “soluzione finale” ha pensato per noi: con Moggi out e Zamparini e Galliani indisponibili, che fare?
Resistere nel bunker fino alla disfatta o giocarsi a mercante in fiera la più improbabile delle salvezze? Consegnare il pacchetto azionario a un suo simile o recapitare di soppiatto i libri contabili in tribunale?
Oppure con la sua rara disinvoltura, dopo aver smontato pezzo per pezzo l’entusiasmo e le ambizioni rossoblu, potrebbe sempre squagliare il Genoa nell’acido dell’indolenza, lasciando che il tempo e la rassegnazione diventino suoi complici.
Come Genovesi ci piace mugugnare ma non frignare, e affrontiamo con coraggio ponti sbriciolati, torri abbattute, alluvioni e mareggiate, ora anche le frane, e ce n’è una che come Genoani ci preoccupa assai: non è la serie B di cui possediamo antichi anticorpi, ma è la sua ingombrante presenza che non accenna a rinculare, proponendo per se stesso il ruolo di salvatore anziché quello di carnefice.
Se i Genoani continueranno ad abbonarsi e a invadere Neustift, a darle credito per una goleada alla Val Stubai, o a osannare l’ennesimo convalescente con prognosi incerta, loro avranno la responsabilità morale della catastrofe, ma lei retrocederà nel nono cerchio dell’inferno, il peggiore, quello dei “fraudolenti verso chi si fida”, perché nella notte del Cosenza noi le consegnammo piangendo le chiavi del futuro, non quelle dello spaccio al dettaglio.
Laggiù avrà compagni stimolanti e simili a lei come Caino, Bruto e Giuda ma non è escluso che, visto il notevole curriculum, possa giocarsi a dadi la sopravvivenza del Genoa con il suo alter-ego preferito: il buon vecchio Lucifero.

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Amen. buone feste Massimo.

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