La Dea bendata

Autore: 
layos

Il Genoa incerottato e ultimo in classifica scende in campo al Ferraris con il suo sesto nuovo allenatore in due anni ma per fortuna ancora senza esordienti, a parte il figliol prodigo Perin, visto che la compulsione mercatizia di Preziosi ancora non si è appalesata in tutto il suo splendore. Il Genoa inizia questa sfida delicatissima pure senza l'appoggio del pubblico, per lo sciopero intentanto contro la folle, assurda e demenziale decisione di diffidare 5 ragazzi la cui unica colpa è stata quella di fare dei fuochi di artificio in occasione del derby, appellandosi al fatto che la legge vieta di farlo. Sumnmum ius, summa iniuria diceva il vecchio Cicerone.

Dopo due allenatori "giochisti" come Motta e Andreazzoli, Preziosi vira su un risultatista, uno di quelli pane e salame che vengono bene quando sei sprofondato in un pozzo di merda.

Nicola si presenta con l'aziendalista 3-5-2, il modulo che consente a capitan fallotattico di poter incidere in un ruolo più congeniale, rispetto all'estero della difesa a quattro, per la quale ormai non ha più il passo, ammesso e non concesso che lo abbia mai avuto. Ed in effetti Mimmo non delude, gioca una partita gagliarda, come si conviene al capitano di una nave che sta affondando.

La partita si svolge secondo un canovaccio tattico molto preciso, il Sassuolo gioca un calcio moderno, divertente e veloce e ha anche qualche interprete di buon livello, come gli esterni Traore e Boga che mettono costantemente alle corde Ankersene e Pajac. Quest'ultimo, ormai totalmente inviso al pubblico genoano, gioca circondato dal mormorio insoddisfatto e a questo punto viene da chiedersi per quale motivo, con tre allenatori diversi, viene sempre schierato titolare se pur, agli occhi di tutti quanti, ha un rendimento ampiamente deficitario.

Il Genoa soffre, sopratutto i cambi di passo degli esterni e di Duncan, che mette sistematicamente in ridicolo Radovanoic, altro giocatore la cui presenza in campo resta un mistero per i più.

Questa superiorità per concretizza poco, a parte un colpo di testa ben sventato da Perin, su dormita di Ankersen che si fa attaccare alle spalle. 

Il Genoa gioca in ripartenza e, inaspettatamente, passa, dopo averne sfruttata una su recupero palla, Sanabria si ricorda dello scherzo che gli fece Ronaldo a Torino a tempo scaduto e si tuffa goffamente, al minimo accenno di contatto di Obiang. Sarei stato convinto che il VAR avrebbe fatto togliere il rigore e comminato un giallo a Tonny, in realtà, fra lo stupore generale, il rigore viene confermato e Criscito lo trasforma con freddezza.

Passano pochi minuti e il Sassuolo pareggia, De Zerbi inverte gli esterni mettendo Traorè sull'imbarazzante Pajac (al quale facciamo anche battere le punizioni, per colmo di masochismo, le quali irrimediabilmente finiscono in tribuna) e da quel lato nasce l'ennesimo goal. Bisognrebbe mostrare l'azione al rallentatore ai ragazzini per mostrare tutto quello che un giocatore di calcio non deve fare, mettendo un circoleto rosso su Radovanovic. Si fa saltare come potrei farmi saltare io che ho 45 anni e la pancia, da Duncan, il quale appoggia sull'esterno, palla dentro l'area, difesa schiacciata e Obiang tutto solo al limite dell'area può calciare indisturbato, con anche una deviazione decisiva di Biraschi, mentre il centrocampista balcanico si guarda in giro spaesato, come se fosse al bar a prendere il caffè.

Speriamo che nelle compulsioni mercatizie preziosiane sia lui che il terzino croato vengano messi all'uscio, almeno Nicola avrà un buon motivo, almeno lui, per risparmiarci la loro presenza in campo.

Il secondo tempo si apre sulla falsariga del primo, col Sassuolo che fa la partita, senza creare quasi niente di serio, e il Genoa che gioca in ripartenza, avendo la palla goal più nitida della partita, che per nostra sfortuna finisce fra i piedi di Sturaro, che ha il merito di correre molto ed essere su molti palloni, ma ha una percentuale di errore su quelli giocati da mani nei capelli. Consigli si supera e tiene il pari.

Il segno che la giornata è propizia arriva in due episodi a breve distanza, Sanabria, poco prima del cambio, fa un'entratataccia inutile su Ferrari e viene graziato dal rosso diretto e poi Djiuricic (che ha fatto venire i vermi a Radovanovic, dopo che Duncan è uscito per infortunio) segna un goal dopo un rimpallo che il VAR certifica essere avvenuto con la mano, per quanto molto attaccata al corpo. Con le nuove regole, basta che il tocco di mano, volontario o no, risulti decisivo per la marcatura di un goal, deve essere annullato. Regola che non condivido, ma che pure esiste. Se il Sassuolo avesse segnato quel goal, sarebbe stata propabilmente la pietra tombale del nostro campionato.

Invece il pareggio resiste e, nel finale, in contropiede, grazie ad un'ottima giocata di Favilli (il migliore in campo, decisivo il suo rientro) e all'inserimento di Pandev, segniamo un goal rocambolesco che, se mai questa stagione dovesse concludersi senza danni, ricorderemo per essere stato il momento chiave della stagione.

Irrati e la fortuna hanno finalmente guardato al Genoa con benevolenza, dopo tante, troppe partite perse per un singolo episodio sfortunato, senza demeritare troppo, ma venendo severamente castigati dal risultato o da decisioni arbitrali sempre esageratemente severe.

Resta il fatto che il Genoa è una squadra orribile, senza identità, che all'ennesimo cambio di allenatore e all'ennesima richiesta di cambiare modo di giocare vede giocatori totalmente spaesati, che giocano con le gambe e le idee annebbiate. E ora si aggiungerà il carico di un probabile turbinio di giocatori che vanno e che vengono.

L'unica nota positiva, per quanto grottesco sia dirlo, è che a furia di tesserare giocatori ormai è anche difficile trovarne di nuovi che non abbiano già giocato con noi, per cui Behrami, Destro e Perin, per quanto i primi due fugacemente, non si possono classificare come giocatori completamente nuovi, visto che la nostra maglia l'hanno già indossata.

Chi ama il Genoa odia Preziosi. Avanti!