15: Lecce-Genoa

Tarantella salentina

Autore: 
tidon grifo

Quando un presidente non crea una squadra di calcio ma allestisce una vetrina per calciatori è facile che la squadra sia sorretta da buon gioco per un certo periodo, da compattezza per alcuni momenti e che poi invece diventi preda dell’esaurimento nervoso
Se l’ordine che viene dall’alto è quello di essere una vetrina e non una squadra di calcio è facile che poi i calciatori sgomitino per essere in prima fila adornati di decorazioni natalizie e poi perdano il senno
E una partita già vinta venga poi pareggiata per miracolo, in un doppio rovesciamento.
Prima la partita è finita ed è già vinta poi una catastrofe colpisce giocatori ed arbitro e si rovescia il tutto, e alla fine anche il pareggio è quasi un miracolo
Nove contro undici per più di venti minuti, è stato un miracolo pareggiarla.
Motta presenta la difesa a tre, non sappiamo se per ordini dall’alto o per l’assenza di Zapata.
Ma nel primo tempo c’è quasi solo una squadra in campo, il Genoa, che facendo densità e possesso palla spesso impensierisce uno spento Lecce in questa mattinata salentina
Agudelo mostra già un po’ di leggerezza nella manovra d’attacco, Pinamonti si muove molto ma non è risolutivo, Pandev spesso tenta la soluzione personale.
Una fitta mole di gioco e di possesso palla che però non sembra sboccare nella stoccata decisiva.
A metà del primo tempo però, dopo che il vantaggio sarebbe ampiamente meritato, Pandev trova il gol da quaranta metri dopo un’ uscita del portiere che rilancia e lascia la porta sguarnita.
E’dubbia la posizione di Pinamonti nello svolgimento dell’azione, ma per fortuna l’arbitro convalida, arbitro che sin dall’inizio ha dimostrato di distribuire cartellini gialli a mazzi.
Nessuna reazione del Lecce e alla fine sull’ennesima palla recuperata un fallo netto su Pandev produce un rigore siglato da Criscito.
Fine primo tempo due a zero, la partita sembra finita poiché il Lecce si è smarrito e non sembra in grado di avere alcuna reazione, come se l’agonismo di Liverani e le cavalcate dei puledri salentini dalla C alla A si siano improvvisamente esaurite
Nel secondo tempo ricomincia lo spartito del primo e siamo di nuovo pericolosi.
Ma ad un certo punto un vento beffardo proveniente dall’adriatico o dallo dallo ionio fa cambiare completamente la partita.
Agudelo, forse troppo giovane, forse ancora inesperto, sbaglia il classico gol che fa dire - lo segnava anche mio nonno -.
E da li in poi è notte, una notte di lampi terribili che ci lascia folgorati.
Nel giro di poco tempo restiamo in nove, nel mentre il Lecce segna due gol e pareggia.
Ci sono venti minuti da giocare in nove contro undici, la catastrofe si è consumata.
Agudelo si fa espellere per doppia ammonizione dopo un intervento in attacco folle e suicida.
Pandev rimedia nel giro di un minuto una doppia ammonizione prima per simulazione poi per fallo al limite della nostra area.
La sconfita sembra annunciata e invece riusciamo a far finire la partita sul due a due, un quasi miracolo.
Ci tocca esultare e ringraziare e ballare la taranta salentina per non aver perso dopo che la partita era già vinta
Potevamo essere a un punto dal Lecce, forse avvicinare la zona salvezza e invece siamo dove eravamo: terzultimi.
E con un derby da giocare senza attaccanti.
La situazione è sempre più grottesca e incerta e il futuro non sembra roseo.
Preziosi è sempre saldamente al comando
Le partite oscillano fra attimi di gioia subito sfumati e il terrore ma lo schifo di fondo permane come una lancia acuminata nel nostro costato
Chiudiamo con una preghiera agli dei che oggi ci hanno trascinato in alto poi in basso e poi ci hanno salvato sull’orlo del baratro.
La preghiera recita come sempre: Preziosi sparisci dal calcio o almeno dal Genoa